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Etichetta AI su YouTube, Instagram e TikTok: quando serve e come si mette (novembre 2026)

Ogni piattaforma ha la sua regola su quando dire che un video è fatto con l'intelligenza artificiale, e dal 2 agosto 2026 c'è anche l'AI Act. Cosa chiedono, come si fa e cosa rischi, dalle pagine ufficiali.

Redazione HypeFox · · 8 min di lettura

Copertina: un telefono con l'etichetta «Contenuto AI» sopra un video

Se pubblichi video fatti con l'intelligenza artificiale, ogni piattaforma ha la sua regola su quando dirlo. E dal 2 agosto 2026 c'è anche l'AI Act europeo. Qui sotto cosa chiedono YouTube, Instagram, Facebook e TikTok, come si mette l'etichetta e cosa rischi se non la metti, dalle pagine ufficiali che abbiamo letto il 3 novembre 2026. Non è una consulenza legale: è quello che dicono i testi.

In breve

  • La domanda da farsi: il video sembra vero e mostra persone, luoghi, eventi o voci in un modo che non è successo? Allora l'etichetta serve, dappertutto.
  • Di solito non serve per animazioni, stili chiaramente di fantasia, filtri e ritocchi piccoli, o per un copione scritto con l'AI.
  • Attenzione alla voce: su Instagram e Facebook basta una voce fuori campo fatta con l'AI che sembra vera.
  • Dichiarare non toglie pubblico: YouTube e TikTok scrivono che l'etichetta non cambia la distribuzione dei video.

YouTube

Quando serve. Per i contenuti realistici generati o cambiati in modo importante con l'AI: una persona vera che dice o fa cose che non ha mai fatto, un evento o un luogo reale alterato, una scena realistica che non è mai successa. Non serve per le animazioni, la fantasia evidente, i filtri, i sottotitoli, l'aumento di risoluzione, o per copione, titolo e miniatura scritti con l'AI. Non serve nemmeno per la tua voce clonata.

Come si mette. In YouTube Studio, mentre carichi il video, sezione «Attributi», voce «Utilizzo dell'AI»: «Sì». Chi pubblica con un'app usa il campo containsSyntheticMedia delle API.

Dove compare. Dal 27 maggio 2026 negli Shorts l'etichetta sta sopra il video e nei video lunghi subito sotto il player; per i contenuti animati o poco ritoccati resta nella descrizione.

L'etichetta automatica. YouTube la mette da solo sui video fatti coi suoi strumenti (come Veo e Dream Screen), su quelli con i metadati C2PA e, da maggio 2026, quando rileva un'AI fotorealistica importante non dichiarata. In alcuni di questi casi non si può togliere.

Cosa rischi. A chi non dichiara in modo sistematico, la rimozione dei video o la sospensione dal Programma partner. Dichiarare, invece, non cambia raccomandazioni né guadagni.

Una regola diversa, da sapere. Dal 15 luglio 2025 YouTube non fa guadagnare i contenuti «inautentici», cioè prodotti in serie o ripetitivi. L'etichetta AI non c'entra, ma chi fa video con l'AI deve saperlo.

Instagram e Facebook

Quando serve. Meta chiede l'etichetta per i video fotorealistici e l'audio realistico creati o cambiati in digitale, prima di pubblicarli. Ci rientrano un Reel con una voce fuori campo fatta con l'AI che sembra vera e una canzone con una voce fatta con l'AI. Un paesaggio in stile cartone animato, invece, no. Per le immagini non è obbligatoria, ma Meta le etichetta se rileva l'AI.

Come si mette. Su Instagram, mentre crei il post, con l'interruttore «Add AI label» (aggiungi l'etichetta AI). Un profilo fatto con l'AI si segnala da «Modifica profilo». Chi pubblica con un'app usa il campo is_ai_generated, su Instagram dal 22 giugno 2026 e nei Reel delle Pagine Facebook.

L'etichetta automatica. Meta legge i segnali standard C2PA e IPTC che molti strumenti di AI mettono nei file. Il nome dell'etichetta è cambiato più volte («AI info», poi «AI content»), quindi non stupirti se la trovi scritta in modo diverso.

Cosa rischi. Meta parla di possibili sanzioni senza dire quali. I profili fatti con l'AI e non dichiarati possono restare fuori dai contenuti consigliati.

TikTok

Quando serve. Le linee guida in vigore dal 24 settembre 2026 chiedono l'etichetta per i contenuti fatti con l'AI, o modificati in modo importante, che mostrano persone o scene realistiche: un volto sostituito, parole messe in bocca a qualcuno, cose aggiunte o tolte per ingannare, una voce fatta con l'AI che imita una persona vera. Non serve per i piccoli ritocchi, per gli stili artistici come l'anime o per una voce sintetica generica.

Come si mette. Caricando il video, prima di pubblicarlo, tra le altre opzioni (in inglese «More options») c'è l'interruttore per i contenuti generati con l'AI («AI-generated content»). Vale anche una scritta, un adesivo o una filigrana chiari. Chi pubblica con un'app usa il campo is_aigc; se però l'app manda il video come bozza nella casella di TikTok, l'etichetta la metti tu quando finisci il post.

L'etichetta automatica. TikTok la mette sui video fatti coi suoi effetti AI e su quelli con le credenziali C2PA, e dal novembre 2025 aggiunge anche una filigrana invisibile. Quella automatica non si può togliere.

Cosa rischi. I contenuti non etichettati possono essere rimossi, mostrati meno o etichettati dal team di TikTok. Attenzione anche al contrario: etichettare come AI un video che non lo è va contro i termini.

Cosa chiede l'Unione europea dal 2 agosto 2026

L'articolo 50 dell'AI Act chiede a chi usa l'intelligenza artificiale per lavoro di dire che un deepfake è generato o manipolato, in modo chiaro, al più tardi quando qualcuno lo vede per la prima volta.

Cos'è un deepfake per la Commissione: un contenuto molto somigliante, su persone, luoghi o eventi esistenti o plausibili, che può sembrare vero. Negli esempi delle linee guida del 20 luglio 2026, è un deepfake un influencer famoso generato con l'AI in uno spot, o l'avatar realistico di un amministratore delegato. Non lo sono i topi che parlano in una pubblicità, la voce AI di un personaggio inventato, uno sfondo fatto con l'AI dietro un prodotto vero.

Le cose da sapere:

  • per le opere chiaramente artistiche, satiriche o di finzione basta un'indicazione leggera, che non rovini l'opera;
  • l'etichetta della piattaforma può bastare, se è chiara; un'informazione nascosta in un menu, no;
  • l'obbligo non vale per l'uso personale e non è retroattivo: i contenuti fatti prima del 2 agosto 2026 non vanno rietichettati;
  • c'è un'icona europea «AI», facoltativa, nel codice di condotta pubblicato a giugno;
  • le multe arrivano a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale (per le piccole imprese vale il più basso dei due).

In Italia

La legge 132 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, ha creato un reato per chi diffonde senza consenso immagini, video o voci falsificati con l'AI e causa un danno ingiusto: da 1 a 5 anni. Sull'AI Act in Italia vigila l'ACN, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale. E per gli influencer «rilevanti» secondo l'AGCOM (almeno 500.000 follower, o un milione di visualizzazioni medie al mese) i filtri o i programmi che possono ingannare vanno segnalati con formule come «video modificato» o «filtri».

Cosa conviene fare

  • Fatti la domanda per ogni video. Se sembra vero e mostra persone, luoghi, eventi o voci in un modo che non è successo, metti l'etichetta su tutte le piattaforme. Su Instagram e Facebook conta anche la voce fuori campo.
  • Se pubblichi con un'app, controlla che metta il campo giusto (containsSyntheticMedia, is_ai_generated, is_aigc). In HypeFox, per esempio, l'etichetta AI è accesa di base su ogni video, su YouTube, Instagram e TikTok.
  • Dichiarare costa poco. Non cambia la distribuzione, e se non lo fai l'etichetta può arrivare da sola, a volte senza poterla togliere.
  • Se pubblichi per lavoro nell'Unione europea, segnala i deepfake in modo visibile dall'inizio del video.
  • Niente volti o voci di persone vere cambiati senza il loro consenso.

Le fonti

Pagine ufficiali lette il 3 novembre 2026 (le pagine di aiuto di Instagram e TikTok che oggi chiedono l'accesso le abbiamo lette da copie d'archivio di ottobre e giugno 2026): YouTube, dichiarare i contenuti fatti con l'AI, le etichette dal 27 maggio 2026, C2PA, API e norme del Programma partner; Meta, etichette AI su Instagram, aiuto Meta, annuncio del 2024 e novità delle API; TikTok, linee guida, aiuto sui contenuti AI, Content Posting API e filigrane invisibili; Unione europea, AI Act, articolo 50, domande e risposte, linee guida e codice di condotta; Italia, legge 132/2025 e codice AGCOM per gli influencer.

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Scrive la redazione di HypeFox, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e tanto lavoro a mano. I fatti li controlliamo sulle fonti ufficiali, e ogni articolo lo approva Proiset Solutions prima di uscire.

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